Decreto Salva Casa guida senza fraintendimenti piscina

Decreto Salva Casa: Piscina

Per chi, come noi di Ajò Casa, si occupa di compravendite, decreto Salva Casa significa capire prima quali sono opportunità,…

Sono Valeria Pintus, agente immobiliare e titolare dell’agenzia Ajò Casa. Oggi voglio parlarti di una novità che, per chi lavora con l’immobiliare in Sardegna, è tutt’altro che secondaria: il Decreto Salva Casa e il tema delle piscine. Per anni il settore immobiliare ha vissuto in una zona grigia fatta di interpretazioni, pareri discordanti e incertezze. Il Decreto Salva Casa, invece, ha introdotto una guida finalmente chiara, articolata e cosa rara, con pochissimo spazio ai fraintendimenti.

Per chi, come noi di Ajò Casa, si occupa di compravendite, questo significa una cosa molto concreta: capire prima quali sono opportunità, limiti e rischi, soprattutto nel mercato dell’immobiliare turistico. E uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la realizzazione delle piscine, in particolare quelle fino a 30 metri quadrati.

Cosa cambia, in pratica?

Con il Decreto Salva Casa, per costruire una piscina non serve più il permesso di costruire.Niente concessione edilizia, niente attese infinite.È sufficiente una SCIA a zero giorni, presentata da un tecnico abilitato: una dichiarazione formale al Comune che consente di iniziare subito i lavori.

Attenzione però: questo vale fuori dalle aree vincolate.Se l’immobile si trova in zona costiera, o comunque sottoposta a vincolo paesaggistico, la piscina deve comunque passare attraverso l’autorizzazione paesaggistica.

E qui entra in gioco la progettazione intelligente.Se vuoi che la piscina venga approvata dal punto di vista paesaggistico, l’obiettivo è uno solo: ridurre al minimo l’impatto sul paesaggio.

Come si fa, concretamente?

  • Primo: privilegia una piscina interrata o ben schermata, curando con attenzione i riempimenti e il sistema di drenaggio.
  • Secondo: utilizza materiali coerenti con il contesto, come pietra locale e vegetazione autoctona per le schermature.
  • Terzo: accompagna sempre la pratica con fotoinserimenti realistici, possibilmente con viste dal mare, per dimostrare che l’impatto visivo è davvero contenuto.E, quando possibile, chiedi un parere preliminare alla Soprintendenza o all’Ufficio Tutela del Paesaggio regionale, prima di presentare la pratica ufficiale.

Questo passaggio spesso “smussa” il percorso e riduce il rischio di stop o richieste di integrazione.Ma ci sono anche errori da evitare, e sono errori seri.Avviare i lavori senza autorizzazione paesaggistica.

Apportare modifiche in corso d’opera non autorizzate.Realizzare una piscina visibile dal mare senza adeguate mitigazioni.Usare materiali fuori contesto.Sono tutte situazioni che possono bloccare il progetto o, peggio, trasformarlo in un problema legale.E i tempi?Indicativamente:- l’istruttoria paesaggistica richiede da 2 a 4 mesi, ma può variare;- la SCIA è immediata, ma solo dopo il via libera paesaggistico; eventuali pareri negativi o richieste di integrazione possono allungare sensibilmente i tempi.

Ultima domanda, quella che molti mi fanno: E se la piscina è già stata realizzata abusivamente?

In questo caso, purtroppo, non ci sono scorciatoie. È necessaria la sanatoria, perché la normativa distingue chiaramente tra SCIA in regime autorizzativo e SCIA in sanatoria, come previsto dall’articolo 14 della Legge Regionale n. 23 del 1985.Il messaggio chiave è semplice: oggi costruire una piscina è più facile, ma farlo bene è ancora fondamentale. E nel mercato immobiliare turistico, una piscina regolare, ben progettata e paesaggisticamente integrata può fare una differenza enorme sul valore dell’immobile.

Se vuoi capire come muoverti senza rischi, il primo passo è sempre lo stesso: informarsi prima di costruire.

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